LA CASSA
Beh, forse quella sulla sinistra non è la stessa grancassa che hai avuto con la tua batteria, ma sono solo dettagli... La cassa é, probabilmente insieme al rullante, l'elemento principale di tutto il set. Il suo suono secco e deciso é un punto di riferimento per tutta la musica moderna, e non solo rock, a pensarci bene. Probabilmente i motivi sono da ricercare nel suono che una buona cassa produce: questo, ricco di basse frequenze, corto e d'impatto, é un piacere per il musicista quanto per l'ascoltatore. Probabilmente é successo milioni di volte che, ad un concerto, tutto il gruppo si sia fermato, tranne la cassa, suonata regolarmente sui quarti, e il pubblico in delirio a portare il tempo con le mani. Un bel suono di cassa si sente dritto nel petto, oltre che con le orecchie, e se le parti di cassa e di basso sono intrecciate correttamente, tutto il gruppo ne trae beneficio.
La maggior parte delle grancasse sono 16" x 22". Che significa? Nelle misure per batteria, la prima di ogni coppia si riferisce alla profondità del pezzo, mentre la seconda (ovviamente) al diametro, espresse in pollici (16" x 22" significa 40cm x 55cm; 1 pollice = 2,54cm). Comunque puoi trovare diametri diversi (22" - 26" per il rock; 18" e 20" per jazz e fusion) e differenti profondità, anche 22" (per un suono molto scuro e profondo e una grande potenza). Oggi il 99% delle grancasse è provvisto di gambe mobili e telescopiche, mentre in passato si producevano casse con le gambe che uscivano direttamente dall'interno del fusto, tipo le antenne retrattili per automobile, e la cui angolazione era fissa.
LA TUA GRANCASSA SI MUOVE?
Se noti che, nonostante il peso dei tom, la tua grancassa si muove in avanti (se sei così fortunato da avere una grancassa 18" x 26" , questo NON dovrebbe succedere...!), dovresti fare in modo da farla rimanere ferma. Il problema é molto frequente a chi suona il doppio pedale.La prima cosa da fare é di estendere le punte che escono dalla gomma delle gambe della cassa, facendo in modo da concentrare la pressione su due soli punti, bloccando la cassa. Prova con queste, prima.
Se anche cosí la cassa insiste a camminare, o peggio le gambe della tua cassa non hanno le punte retrattili, allora puoi passare alle maniere forti. Un modo facile e veloce per addomesticare la cassa é di legarla a charleston, seggiolino e timpano; se hai aste per piatti abbastanza robuste, usale come peso aggiuntivo. Lega un estremo della corda a una gamba, quindi fai passare la corda intorno alle gambe delle varie aste/seggiolino, e lega l'altro estremo all'altra gamba (guarda il disegno).
Qualcuno usa mettere dei mattoni davanti alle gambe, ma non penso sia esteticamente gradevole vedere la tua nuova batteria da 8 milioni (magari!) con la cassa bloccata da 4 mattoni rossi...
Se la batteria é montata su una pedana di legno, puoi bloccare la cassa con pochi chiodi: fissali al pavimento (che possibilmente non sia in cotto né tantomeno in marmo), a contatto con i piedini di gomma delle gambe, in modo che il loro cammino sia ostruito, e la cassa non possa più "camminare": questo può essere un rimedio pratico, qualora il pavimento lo permetta.
Quando si suona dal vivo, é sempremeglio portarsi un tappeto o simili da mettere sotto al kit, soprattutto se non si conosce il tipo di pavimento presente nel locale. Potete anche provare a usare i tappetini di gomma della macchina: quello posteriore, se é un pezzo unico, é perfetto come base per il pedale e per le gambe della cassa.
IL RULLANTE

Questo pezzo è, per la maggior parte dei batteristi, il più importante del set. La sua caratteristica è la presenza della cordiera, che gli da' il suo caratteristico suono squillante e luminoso. Rispetto alla cassa e ai tom (che sono in genere di legno), il fusto del rullante può essere in diversi materiali. Questa differenza di materiali, combinata con una serie di diametri e profondità, le varie pelli che puoi usare, l'accordatura, le sordine e la tensione della cordiera, ci da' un impressionante gamma di suoni. Il diametro di questo tamburo è di solito di 14", ma può anche essere 13", 12" e 10" la profondità va da 8" a 3.25" (ricorda: più il tamburo è grande, più grave sarà il suono).
NEL PASSATO
Gli Arabi sono stati probabilmente i primi ad introdurre la cordiera a questo tamburo, nel VII secolo. Queste cordiere erano in fibre animali e vegetali. Nel 1332 a Basilea (Svizzera) fu fondata un associazione di maestri di rullante, per lo studio del tamburo militare. Nel XVI secolo, le cordiere (fatte in budello di animale) iniziarono a essere poste sotto la pelle risonante, e nel 1837 nacquero le prime viti per regolare la tensione, che rimpiazzarono le cinghie. Il reggirullante fu inventato nel 1898 da Ulysses Leedy. Nei primi venti anni del XX secolo furono introdotte le prime cordiere in metallo e furono inventati i primi dispositivi per regolare la tensione della cordiera.
I MATERIALI
Generalmente, i rullanti in legno danno un suono più profondo e risonante (più armonici), mentre quelli in metallo enfatizzano le frequenze medio-alte, dando un suono meno profondo ma più aggressivo. Ci sono anche materiali sintetici, che danno un suono più scuro, o rullanti fatti esternamente in metallo, ma internamente di legno.
Vediamo quali legni vengono usati maggiormente:

Acero: caldo e risonante (sinistra)
Mogano: caldo, leggermente più scuro e secco, dal suono corposo e lungo
Betulla: questo legno produce un suono "equalizzato naturalmente" - enfatizza cioè le alte e basse frequenze (destra)
Esistono anche rullanti in altri legni esotici, come ciliegio, quercia, noce...
Passiamo ora ai metalli più usati:

Acciaio (sinistra) e Alluminio
(destra): luminoso, articolato, uniforme risposte in frequenza e ampio raggio tonale, con un ottimo attacco, grande proiezione
Ottone: possiede il raggio tonale più ampio di tutti, con una grande risposta, sensibilità e chiarezza alle alte frequenze (sinistra)
Rame: suono molto puro, con pochissimi armonici (destra)
Il fusto (eccetto per i metalli) è di solito fatto da più strati: diverse pellicole di legno (di solito da 4 a 8) sono messe insieme per formare il fusto. Lo spessore del fusto dei rullanti in metallo è invece dato in mm.
Alcuni rullanti (per esempio alcuni modelli Pearl) permettono addirittura di cambiare il fusto, per aumentare le possibilità sonore senza cambiare il tamburo. Non so se, però, questo sia più economico di acquistare un secondo rullante... Sicuramente, con questo sistema, si aumenterà di molto la risonanza del tamburo, perché non ci sono i blocchetti montati sul fusto, che sarà libero di vibrare.
LA CORDIERA
In ogni canzone, di qualsiasi genere musicale, si può riconoscere con certezza il tipico suono del rullante (mentre spesso, soprattutto nei fill, il suono della cassa può confondersi con quello dei tom). Questa potrebbe essere una contraddizione, per il fatto che il rullante ha il raggio tonale più ampio di tutti gli altri tamburi. Ciò che quindi rende particolare questo tamburo, come già accennato, è la cordiera metallica (foto a destra) posta sotto la pelle risonante (la pelle di sotto), che gli fornisce il suo tipico suono. Se si "disattiva" la cordiera con la levetta (foto in basso, su un rullante Pearl in ottone), come sicuramente tutti i batteristi sapranno, questo tamburo perderà il suo caratteristico suono. Si può regolare (abbassando la levetta e girando la manopola) la tensione della cordiera per meglio adattare il suono ai propri gusti. Se essa viene tirata, sarà più pressata contro la pelle risonante, il suono sarà più nitido e pungente, secco e definito; al contrario, se la cordiera viene allentata, il suono sarà più aperto e risonante, ma anche meno definito.
La cordiera di solito è bloccata, dalla parte opposta della levetta, da due viti che bloccano un cordino (foto in alto) o una fascetta di plastica, ad essa collegata. In caso di bisogno (o, necessariamente, in un eventuale cambio della cordiera), si potranno svitare per regolare meglio la tensione. La maggior parte delle cordiere è fatta da 20 fili. Si possono acquistare anche cordiere a 14 fili, o a 40: questo raddoppio nel numero non duplica l'azione del rullante, ma gli fornisce un suono più "bagnato".
I TOM
Come per i piatti (e tutto ciò che riguarda le batterie), non c'è regola riguardo il numero e la dimensione dei tom: è semplicemente il batterista che decide se, oltre ai tom che ha col kit che compra, ne vuole altri, di dimensioni maggiori o minori, in dipendenza dei propri gusti e dal proprio genere. Molto spesso poi il numero e il tipo di tom si sceglie all'atto stesso dell'acquisto. Oggi in commercio si trovano facilmente batterie anche a 5 tom già assemblate, predisposte quindi a soddisfare una clientela decisamente più ampia. Tuttavia la maggior parte delle batterie "standard", soprattutto i modelli per principianti, viene venduta con 3 tom: 12" (30 cm) e 13" (33 cm) - sulla cassa - e 16" (41 cm) - il timpano.
NEL PASSATO
I primi tom tom furono di origine cinese. Avevano una pelle di cinghiale attaccata al fusto da chiodi. Questi primi tom avevano sonagli metallici interni e sui fusti c'erano vivaci motivi orientali (soprattutto draghi).Mentre all'inizio questi tamburi venivano accordati mettendo un fiammifero vicino alla pelle (non chiedetemi COME...), dal 1930 i tom iniziarono a essere prodotti anche in U.S.A. e avevano viti per regolare la tensione della pelle.Fino al 1970 i batteristi avevano di solito uno (raramente due) tom sulla grancassa e uno più grande poggiato a terra, il timpano (appunto, in inglese, floor tom). Da allora i batteristi hanno iniziato a usare molti tom (anche 8, 9: Nicko McBrain, o, peggio ancora, Terry Bozzio...) e iniziarono a usare i timpani sospesi (attaccati cioè alle aste per piatto o ai rack) invece di quelli che partono da terra.
I PIATTI
Nelle prime batterie c'era un unico piatto, il cui diametro poteva andare da 16 a 22 pollici. Questo piatto di solito aveva i bordi rovesciati (una sorta di china) e un suono aspro e acuto. In un primo periodo tutti i piatti venivano fatti a mano, in Turchia. Uno dei più famosi produttori di piatti, Avedis Zildjian, si trasferì in USA, dove fondò una fabbrica, diventando oggi uno dei più famosi produttori. Un altro membro della famiglia, Robert Zildjian, si trasferì in Canada, dove fondò invece la Sabian. Altri grandi "piattai" sono la Paiste, di moderna formazione, e la UFIP, (Unione Fabbricanti Italiani Piatti) di Pistoia, i cui eccellenti prodotti sono conosciutissimi all'estero al pari della concorrenza.
LA FABBRICAZIONE
La tecnica più antica è la martellatura: una lega di rame e stagno (bronzo) è fusa, plasmata, ricotta, temperata e quindi martellata: quest'ultima operazione, negli stabilimenti turchi, è completamente fatta a mano ed incide molto sul prezzo finale del piatto (marche tipo Istambul). Nei procedimenti semi-industriali la martellatura è fatta da martelli meccanici.
I piatti industriali, invece, sono tagliati su uno stampo da un foglio di bronzo, e costano molto meno, perché non sono martellati a mano.
VARIETÀ E SCELTA DEI PIATTI

CHARLESTON: una coppia di piatti messi uno sopra l'altro (13 o 14 pollici, ma anche 10, 12 e 15), montati su asta, che possono essere suonati premendo il pedale per portare il tempo nei pezzi o nei fill, o, con le bacchette (con la punta o col dorso), quando sono chiusi o aperti. È sul charleston che si suona in genere la maggior parte dell'accompagnamento, perciò scegliete bene questi piatti.
CRASH: un piatto in genere sottile (da 14 a 20 pollici) con un'intonazione medio-alta, suonato alla fine dei fill, o alla fine delle battute/misure, per mettere, diciamo, un'accento alla canzone o per enfatizzare il cantato... quando vuole il batterista!!
Di solito i crash vanno suonati con la cassa, che fornisce al piatto le basse frequenze di cui è sfornito. Adoro i crash della Ufip, specialmente la serie Bionic (dal suono corto e tagliente, e molto più robusti della serie Class, secondo alcuni fragilina).
Attenzione quando li si suona: evitate di martellarli perpendicolarmente alla superficie; cercate invece di colpirli delicatamente, e mentre la bacchetta é a contatto col piatto, muovetela anche leggermente verso un lato, come se doveste spazzolare il bordo del piatto. Facendo così il colpo sarà meglio distribuito sul metallo ed eviterete vibrazioni concentrate e quindi pericolose al piatto.
Qualcuno usa i crash come ride: questo può andar bene, ma solo per parti corte dove é necessario volume e potenza.
RIDE: la funzione di questo piatto (da 18 a 24 pollici) è, diciamo, la stessa dei charleston: il batterista ci suona l' ostinato (cioè quarti, ottavi, sedicesimi, terzine, insomma una struttura ritmica più o meno costante: l'accompagnamento). Viene suonata anche la campana, la parte centrale rialzata, che ha un suono molto penetrante. In ogni caso viene suonato solo sulla superficie, e non sul bordo.
Questo piatto ha di solito un suono più caldo ed è più spesso dei crash. È quasi sempre posto alla destra del batterista, così da lasciare il braccio sinistro libero di muoversi per tutto il kit.
SPLASH: questo piatto molto sottile e di piccolo diametro (da 6 a 14 pollici) ha, appunto per le sue dimensioni, un suono piuttosto acuto, che si esaurisce subito. La funzione di questo piatto è, se vogliamo, simile a quella del crash, semplicemente con un suono diverso, più delicato. Per questo é possibile inserirlo in alcuni pattern ritmici, tipo suonarlo in levare. Gli splash sono i piatti più fragili, quindi è meglio suonarli piano, anche perché così suoneranno meglio.
CHINA: non tutti i batteristi sanno cos'è un china: questo è il famoso piatto con i bordi rovesciati (da 14 a 20/22 pollici), che viene montato con la campana verso il basso. Ha un suono molto particolare, aspro e metallico, impossibile da descrivere a qualcuno che non l'abbia mai ascoltato. Ha di solito un suono grave, e può essere usato sia come piatto di chiusura (crash) o, suonato più delicatamente, come piatto di accompagnamento, soprattutto se ha un suono corto. Personalmente adoro l'uso che ne fa Mike Portnoy, il batterista dei Dream Theater, che possiede anche dei china-splash, dei china dalle dimensioni di uno splash, con un suono molto acuto e corto, davvero splendidi.
ALTRI: ci sono molti altri piatti, come piatti ottagonali, i gong, i "flat" (piatti senza campana, usati solo per accompagnamento); ogni fabbrica produce i suoi piatti particolari. Molti batteristi, per esempio, usano le "campanelle" della UFIP, delle specie di coppette, montate sopra ai piatti con la concavità verso l'alto, col suono, appunto, di campanelle.
Il numero e il tipo di piatti che dovrebbero far da corredo a una batteria dipende, nuovamente, dai gusti del batterista e soprattutto dal genere: se suoni jazz, devi avere soprattutto degli eccellenti piatti per charleston e 2 o anche 3 ride altrettanto buoni; se suoni heavy metal dovresti avere una vasta scelta di crash, e farebbe molto comodo un china (naturalmente saranno indispensabili il charleston e un ride con una campana che suoni bene)...
Riguardo la scelta del piatto, il batterista deve fare affidamento solo sui propri gusti e sul proprio orecchio: spesso ci sono troppi parametri da considerare, e scegliere tra un ride con un suono caldo, una risposta al colpo abbastanza delicata e ricco di frequenze medio-basse, e un ride con un suono scuro, decisamente basso e una risposta sensibile alla bacchetta, può essere molto difficile (anche perché é difficile tradurre un aggettivo in una particolare caratteristica del suono). Non ci sono parametri per classificare tutti i diversi piatti, che hanno tutti un suono diverso: il suggerimento è di provare e suonare il piatto, considerando il suono dei piatti che già si possiede (poiché il suono del nuovo piatto deve integrarsi bene nel suono generale di tutto il set). Inoltre è bene non farsi condizionare troppo dal processo di fabbricazione del piatto perché comunque, se il suono è buono e migliore degli altri, si può comprare tranquillamente un piatto anche non di marca e fatto con procedimenti industriali, senza nessuna esitazione. Ah, non vi conviene fare una scelta preventiva mediante i cataloghi, soprattutto se esteri, che includono tutti i piatti prodotti dalla casa, che spesso sono introvabili qui in Italia, anche in grandi città.
CURA - PULIZIA - RIPARAZIONE DEI PIATTI
Se non sei un turnista (cioè uno di quei musicisti professionisti che sono pagati per suonare in studio o dal vivo, che devono montare e smontare il proprio set due volte la settimana...) i tuoi piatti non avranno bisogno di molta cura. Semplicemente copri tutto il set, quando finisci di suonare, con un grande lenzuolo, che lo proteggerà dalla polvere, o, meglio, un telone impermeabile, che eviterà anche all'umidità di fare danni (soprattutto al legno dei fusti). Se devi spostare la batteria, puoi trasportare i tuoi piatti in una comunissima sacca porta piatti. Se questa é sprovvista di separatori interni, usa della plastica per traslochi (quella con le bolle di aria che scoppiano!) per separare i piatti l'uno dall'altro.
Se usate spesso stoppare il suono dei piatti (in genere crash) con una mano dopo averli colpiti, sarebbe meglio pulirli, alla fine, con un panno di cotone morbido. Questo per evitare che il sudore, a lungo andare, danneggi la lega (il mio sudore è MOLTO corrosivo). Molti batteristi mi hanno consigliato di non usare i prodotti di pulizia per piatti, perché pensano che possano danneggiarli. Non so se questo è vero, in ogni caso, se lo fosse, lo strato di metallo che ne risulterebbe danneggiato sarebbe infinitesimo... Comunque, all'inizio io usavo pulire i miei piatti, solo quando diventavano abbastanza sporchi, con il limone! Funziona bene: i piatti ottengono un suono nuovo, più ricco, sembrano più nuovi e non ne sono danneggiati, o almeno non sembra. Provate prima su un solo piatto, possibilmente vecchio, con poco limone, e se vi soddisfa procedete: non voglio responsabilità!
Ultimamente uso un'apposita crema della Zildjian, che ho pagato circa 8000 lire, che devo dire funziona bene. Che usiate limone o crema: mettete il detergente su una spugnetta e strofinate con abbastanza forza; dopo qualche passata, togliete via tutto il liquido con una pezza asciutta.
Cosa si può fare con i piatti rotti??
- Se il piatto è solo ammaccato (questo succede solo a piatti molto, molto economici, presumo di latta...), puoi tentare di aggiustarlo con pinze e martello... ha funzionato per me!
- Se c'è una corta crepa (fino al 15 per cento del raggio, diciamo), puoi portare il piatto da un tornitore e far tagliare solo la parte rotta, naturalmente cercando di seguire la curvatura del piatto, tagliando il meno possibile (parte sinistra del disegno, linee nere).
Oppure puoi fare un foro col trapano alla fine della crepa per evitare che essa si allunghi.
Puoi anche provare a portarlo da un saldatore e chiedergli un giudizio: probabilmente una piccola saldatura in argento andrà bene.
- Se la crepa è troppo lunga, probabilmente il piatto é da buttare. Come alternativa estrema, bisognerà tagliare tutto il bordo esterno, uniformemente, così si otterrà un piatto di diametro minore (nell'immagine: le linee rosse). Naturalmente, la differenza di suono fra l'originale e il "nuovo" piatto, dipenderà dalla quantità di materiale tagliato. Ovviamente lo spessore rimarrà lo stesso, mentre perderete la corona esterna, che fornisce le alte frequenze e il suono squillante.
Un piatto rotto, anche solo per una piccola crepa, ha per sempre perso il suo suono. Comunque, non è così facile rompere un piatto (anzi...), se è di buona marca e se il batterista non è parente di Lars Ulrich. Ah, gli splash, per le loro dimensioni, sono i piatti che si rompono più facilmente.
Alla sinistra il mio amato crash UFIP Bionic che dopo pochi mesi é spirato... Aveva un suono strepitoso, ma purtroppo si é formata una crepa (quella sinistra) lunga circa due centimetri. L'ho fatto saldare e gli ho fatto fare un foro per bloccare la crepa, ma durante l'intervento c'é stata una crisi improvvisa. Infatti la mezzaluna che é stata asportata si é staccata da sola a causa del rigetto dovuto alla saldatura. Portato subito in rianimazione, il chirurgo-fabbro ha allisciato alla meglio la mezzaluna, ma il danno era fatto. L'ho suonato per dieci minuti dopo l'intervento, dopodiché si é formata la seconda crepa. Tuttora in prognosi riservata...
Probabilmente potrei far saldare la seconda crepa e suonarlo fino alla morte definitiva, ma penso che sia più rispettoso nei suoi confronti lasciarlo in stato comatoso.
Questa favoletta (vera) serve a farvi capire che i piatti vanno davvero trattati con i guanti, mentre li si suona, per evitare i "viaggi della speranza" a Lourdes... ehm... dal fabbro.
IL PEDALE
Non c'è nessun'altra meccanica in una batteria che si possa regolare e personalizzare tanto quanto il pedale. Questo perché un unico modello deve soddisfare le esigenze di tutti i batteristi, che lo regolano secondo le loro preferenze, per ottenere il massimo in fluidità, velocità e risposta. Ogni ditta fornisce pedali con varie regolazioni, alcune indispensabili, altre accessorie, ma tutte utili. Nuovamente, il consiglio è di cercare un buon pedale, anche se più costoso: un pedale "serio" sarà più fluido, ha più regolazioni e dispositivi e soprattutto è molto più robusto di uno economico. Cercherò di analizzare tutti i particolari di questo pezzo spesso sottovalutato, elencando tutti i gadget che ho visto fino ad ora, anche se una lista completa sarebbe impossibile.
LA CONNESSIONE
Funzione: collegare fermamente la piastra al corpo centrale del pedale.
Ci sono tre tipi di connessione, in ordine di affidabilità: una singola asticella, una doppia asticella, e una base metallica.
Il peggior pedale con cui un batterista può suonare, cioè quello normalmente in dotazione con le batterie super-economiche (mezzo milione o anche meno), ha una connessione davvero instabile fra il poggiatacco (la parte della piastra che tocca terra) e il corpo centrale, solo un'unica schiacciata asticella metallica. Questo è un sistema molto molto fragile, perché:
- l'asticella è attaccata al poggiatacco solo con due viti, che si svitano continuamente;
- l'asticella è fermata, sul corpo centrale, dallo stesso sistema che attacca il pedale al cerchio della cassa, che non riesce a fare bene ne' l'una ne' l'altra cosa.
Per questo, la piastra non toccherà perfettamente terra, e sarà sempre storta da un lato rispetto alla grancassa. Così usare il rimbalzo sarà impossibile, l'azione del piede non sarà trasformata in movimento del battente, facendo perdere il controllo dei colpi e del TEMPO. Una conseguenza pessima ma inevitabile per un sistema di connessione davvero poco affidabile. Non comprate mai un pedale del genere; se già lo avete, buttatelo e compratene uno nuovo (come ho fatto io, che ho cambiato il mio orribile pedale Thunder con un doppio pedale Yamaha DFP 780); se state morendo di fame e non avete soldi, bloccate in qualche modo il poggiatacco al suolo (inchiodatelo!!), o... non usate la grancassa (cosa ne pensate di prenderla a calci coi vostri anfibi??). È impossibile suonare con simili pedali, credetemi...
Fortunatamente, quasi tutti i pedali hanno una connessione più stabile: due asticelle cilindriche, una per lato: queste si fissano al pedale infilandosi in due appositi fori (guardate la foto accanto). Con questo sistema si eviteranno molti problemi e la connessione dovrebbe essere solida; comunque, se la piastra dovesse ancora muoversi, si potrà ovviare a ciò creando spessore nei fori, per esempio con della carta.
Molti pedali costosi dispongono di una base in acciaio. Il poggiatacco é fissato stabilmente a questa, che é a sua volta tutt'uno con il corpo centrale del pedale. Questo sistema di connessione é da preferire ai due precedenti, poiché elimina definitivamente ogni movimento indesiderato, permettendo il trasferimento diretto di tutta la spinta del piede sul battente. Il pedale Mapex qui accanto ne é uno splendido esempio (a parte il discutibile color zabaione...).Alcuni pedali Yamaha (le ultime due serie) dispongono di una base ricurva, per una maggiore stabilità su ogni superficie.
L'ATTACCO AL CERCHIO DELLA CASSA
Funzione: bloccare fermamente tutto il pedale al cerchio della cassa
L'attacco di solito é una ganascia piatta che schiaccia il cerchio della cassa contro la base del pedale, per fissare quest'ultimo alla cassa.Questa ganascia può essere controllata da una vite posta direttamente sopra di essa, e quindi sotto la piastra del pedale (guarda la foto di sopra): un posto scomodissimo da raggiungere se non si è un contorsionista! Per fortuna, molti nuovi (e più costosi...) pedali dispongono di una più accessibile vite laterale, che controlla la ganascia con un sistema di leve (foto a destra).
LA PIASTRA
Funzione: trasferire l'azione del piede sulla catena.
Più che la forma, bisogna considerarne la stabilità. Una parte critica della piastra è la giuntura fra la parte mobile e il poggiatacco. Se questa non è buona e "fa gioco", si perderà una parte dell'azione del piede in indesiderati movimenti laterali della piastra. Tuttavia la giuntura deve essere sì stabile, ma non deve presentare molto attrito. Per questo i modelli di punta di tutte le grandi marche di pedali (come i Tama IronCobra, i DW 5002, quelli Mapex e quelli Yamaha, e anche i Pearl e Gibraltar) dispongono di cuscinetti a sfera, per una massima fluidità.
I nuovi pedali Pearl dispongono del PowerShifter, un pratico sistema che permette di spostare il poggiatacco avanti e indietro sulla base, cambiando l'inclinazione della piastra e quindi il feeling del pedale (immagine a sinistra).
Quasi tutti i pedali sono provvisti, ai lati, di due punte che possono fuoriuscire a piacere, per evitare che il pedale si muova (foto a destra). Queste punte sono particolarmente utili per il pedale sinistro del doppio pedale.
La piastra del pedale dovrebbe avere dei rilievi, per assicurare una certa aderenza sul pedale (utile anche se suonate scalzi, o con stivali da sporchi di fango...).
LA MOLLA
Funzione: tirare indietro il battente e fornire resistenza all'azione del piede.
Questo è uno dei dispositivi più importanti del pedale. La sua giusta regolazione da' al batterista il rimbalzo e la resistenza che vuole.
Oltre ad alcuni dispositivi accessori ma non indispensabili, una caratteristica davvero interessante è il dispositivo che permette di cambiare l'angolo del battente e della piastra (nell'immagine il dispositivo é indicato dalla freccia). Si svita l'apposito dado e lo si riavvita quando si trova la giusta inclinazione per piastra e battente. Combinando questa regolazione con una tensione della molla adatta al proprio stile, si può ottenere qualsiasi risposta possibile dal pedale. Alcuni pedali hanno due molle, una per lato: non c'è regola a riguardo. Nell'immagine a sinistra, oltre al suddetto dispositivo, é evidente la connessione della molla, direttamente in linea col dispositivo, il che assicura una maggiore fluidità e attriti minori rispetto ai pedali economici.
LA TRASMISSIONE
Funzione: trasferire il movimento della piastra al battente.
La maggior parte dei pedali dispone di una catena. Una doppia catena é molto più robusta e non si torce facilmente come una singola. L'alloggiamento, la parte tondeggiante su cui la catena poggia, può avere i denti, oppure può essere completamente liscio.
Esistono anche varie versioni dell'alloggiamento (per esempio, l'accelerator della Tama e l'Eliminator di Pearl), che forniscono una diversa risposta del pedale alla fine della corsa del battente per questioni di geometria della camma (può essere di varie forme, per esempio ellittica, oppure con l'asse decentrato).
Alcuni pedali consentono di spostare la catena su tre posizioni, per variare l'inclinazione della piastra senza cambiare l'angolo del battente. C'è anche un'altro modo di collegare la piastra al battente: semplicemente una cinghia, al posto della catena (foto a destra). Alcuni batteristi la preferiscono alla catena per la sua particolare azione.
IL BATTENTE
Funzione: colpire la pelle della grancassa.

Di solito il battente è un cilindro duro ricoperto da uno strato di feltro bianco (immagine a sinistra). Alcuni buoni pedali dispongono di un battente con due, tre o quattro superfici di diversi materiali (feltro, plastica, gomma, legno...) e diverse forme (foto a destra), per scegliere facilmente quella che da' il suono e il timbro che si desidera. Questi battenti sono anche acquistabili a parte, e quindi si possono montare su qualsiasi pedale. Alcuni pedali dispongono poi di un contrappeso sull'asticella, asportabile, in modo tale da personalizzare ulteriormente la risposta del pedale, a seconda della sua posizione.
DOPPI PEDALI
Niente può aggiungere la stessa profondità ad una canzone come una parte di doppia cassa. Suonare con due grancasse, però, oltre a essere antieconomico e scomodo, comporta anche altri problemi: bisognerà attaccare il charleston ad una grancassa (la sinistra, per i non-mancini), e non bisogna dimenticare che è difficile accordare due grancassa allo stesso modo.
Le soluzioni a questi problemi vengono date dal doppio pedale. Capirne il funzionamento è molto semplice: il pedale principale (destro; sinistro per i mancini) sarà attaccato alla grancassa (una sola cassa) ed avrà due battenti indipendenti. Il battente destro é controllato dallo stesso pedale destro, il sinistro è controllato dal pedale sinistro, che viene piazzato alla destra del charleston.
Il pedale sinistro, così, non avrà un battente montato su se' stesso, ma, mediante un'asta telescopica, collegata al pedale principale, controllerà il proprio battente (cioè il sinistro del pedale destro). Nella prima immagine vedete il doppio pedale DW serie 5000, nella seconda invece c'é l'Iron Cobra di Tama: due fra i doppi pedali più usati. Di solito, tutti i buoni pedali singoli, possono essere usati come pedale "secondari" (sinistro) di un doppio pedale, cosicché le caratteristiche finora analizzate per i pedali singoli valgono anche per i doppi pedali . L'unica cosa di cui ci si deve accertare, è che l'asta telescopica NON FACCIA GIOCO. Significa che ogni movimento della piastra sinistra deve essere trasmesso al battente, e non deve perdersi in imperfezioni meccaniche. L'asta, oltre a essere telescopica, permette un posizionamento libero del pedale sinistro, naturalmente entro un certo raggio d'azione. Di solito il pedale sinistro ha le due punte retrattili di cui si parlava a proposito della piastra. Alcuni pedali "secondari" dispongono di una molla sul lato destro, per meglio regolare la resistenza del proprio battente.
Per dei consigli sullo studio del doppio pedale, visitate la sezione apposita
L'ASTA DEL CHARLESTON
Lo scopo dell'asta del charleston è, naturalmente, reggere i due piatti, e permettere al batterista di aprirli e chiuderli a piacimento, usando il pedale. Questo potrebbe bastare, se l'unica regolazione di cui si ha bisogno è quella dell'altezza. Potresti però addirittura ignorare l'esistenza dei vari dispositivi che vengono analizzati in questa pagina. Come per il pedale per la cassa, cercherò di esaminare tutti quelli che ricordo. Iniziamo dalle parti basse. Da ora in avanti per charleston si intende "asta per charleston"
LA CONNESSIONE
Come per il pedale per cassa, possiamo trovare una singola asticella per i supporti economici, un sistema davvero poco stabile, considerando anche che la stessa vite che blocca l'asticella spesso non è fissata bene alla base del charleston. Tutti gli altri dispongono di una coppia di asticelle a sezione circolare, una per lato, che bloccano più che bene la base della piastra. Consulta la stessa sezione dei pedali per cassa per una spiegazione più approfondita.
Ad oggi non ho ancora visto un asta per charleston con base metallica come connessione.
LA PIASTRA
Di solito, la piastra è fissata al poggiatacco e alla catena. Solo pochi charleston dispongono di un sistema per regolare la distanza dal poggiatacco alla piastra, cambiando così la superficie totale di appoggio per il piede (utile per piedi enormi - come il mio 49...) e cambiando così l'inclinazione dell'intera piastra, come spiegato nella stessa sezione dei pedali per cassa .
LA TRAZIONE
Potrebbe sembrare poco interessante, poiché la maggior parte dei charleston dispone della classica catena, ma questa potrebbe essere, invece, una delle parti più "tecnologiche" di tutto il charleston. Oltre alla catena, sono disponibili charleston con sistemi di leve (destra) o dispositivi simili, che ci permettono di regolare l'altezza della piastra.
Altri dispongono invece di carrucola (sinistra), che richiede metà della forza (ma anche un movimento due volte più ampio), e permette la regolazione dell'altezza della piastra.
Non é finita qui. Alcuni affermano che, con qusti sistemi di trazione, e soprattutto con la classica catena, il movimento seguirà l'arco naturale che percorre la piastra, spostandosi leggermente in avanti quando questa viene schiacciata.
La Mapex ha perciò introdotto un nuovo sistema, davvero avveniristico: la catena non è collegata direttamente alla piastra,ma ad una camma (destra), che convertirà il movimento della piastra in un perfetto movimento verticale, impiegando il 100% dell'azione del piede. Comunque, questi sono solo dettagli: sicuramente riuscirai a suonare con un normale charleston economico a catena altrettanto bene che usando questo sistema, stanne certo... Forse questo dispositivo è più importante per la diversa risposta, sicuramente più morbida, che da' al piede.
LE GAMBE
Solo due cose di cui parlare:
- Piedini girevoli a punta/in gomma: con questo sistema potete scegliere anche delle punte come base di appoggio per il vostro charleston invece della solita gomma, in funzione della superficie su cui monterete il vostro "armamentario". Può essere una caratteristica utile, ma certo non può condizionare un acquisto. L'asta per charleston di questa immagine ne é un esempio;
- Gambe girevoli (destra)
: questo è invece una caratteristica indispensabile, se suonate con un doppio pedale. Avrete infatti la necessità di girare le gambe per poter sistemare molto meglio il pedale sinistro (o destro per i mancini) accanto al pedale del charleston. Se il vostro charleston non ha le gambe girevoli, provate a cercare (se presente) la vite che blocca le gambe all'asta, e rimuovetela: così, quando allenterete la chiavetta delle gambe per regolarne l'altezza, potrete anche girarle a piacimento.
É meglio certamente acquistare aste per charleston con gambe rinforzate, ma esistono ottime e robuste aste anche a gambe singole.
Regolate l'apertura delle gambe in modo che il poggiatacco tocchi il suolo, o perderete controllo, e qui anche il charleston migliore sul mercato sarebbe inutile. Insomma, se avete visitato la sezione sul pedale per cassa, forse avrete capito che una condizione indispensabile per suonare decentemente è che le piastre di tutti i pedali (singoli per cassa, doppi, di charleston... per campanaccio!!) facciano un unico movimento: da sopra a sotto. Nessun gioco laterale o di torsione.
REGOLAZIONE DELLA TENSIONE DELLA MOLLA
Questo controllo, presente solo sui charleston di un certo livello, permette al batterista di cambiare la tensione della molla interna per una migliore risposta al proprio "drumming": più è tesa, maggiore forza servirà per chiudere i piatti. Di solito è una manopola, posta nella parte medio-bassa dell'asta. A volte dispone di regolazioni già pronte. Comunque, questo dispositivo (come le varie metodologie di trazione) non è indispensabile, soprattutto se si é appena comprata la prima batteria. In ogni caso, se é presente questa ulteriore possibilità di regolazione, é bene fare varie prove per trovare la tensione che più si addice al proprio stile.
IL SUPPORTO DEL PIATTO INFERIORE
Nella paggior parte delle aste per charleston, il piatto inferiore poggia su un dischetto di feltro, alto circa un centimetro, uguale ai comuni feltrini portapiatto. Alcuni produttori dotano i loro charleston di supporti migliori, in gomma (immagine), che hanno solo tre punti di contatto con la campana del piatto, permettendogli di suonare più liberamente. Se il tuo charleston non è perfettamente orizzontale, il piatto di sotto non toccherà uniformemente il piatto di sopra, e il suono non sarà pulitissimo. Per evitare ciò, puoi inclinare il piatto nella direzione che vuoi e di quanto è necessario, mediante la "vite" piazzata sotto il supporto (guardate nuovamente l'immagine). Questa muoverà un dischetto metallico piazzato sotto il supporto, che cambierà l'inclinazione del piatto inferiore. Regolate la vite affinché i due piatti siano paralleli.
IL FERMO
Il suo scopo è di bloccare con fermezza il piatto superiore all'asta in metallo che esce dal charleston (se vi piace tenere i pezzi alti, sono disponibili in commercio delle estensioni, di circa 10 cm, di questa astina interna). Il fermo nell'immagine dispone di un buon dispositivo per mantenere costante la presa sul piatto (e che quindi permette di bloccarlo o di lasciarlo più libero). Molti fermi economici dispongono di un unico dado, che si svita sempre (soprattutto se non è stretto), lasciando cadere il piatto: quando questo succedeva con la mia prima batteria ero costretto a fermarmi, o a suonare sul ride. Se questo capita anche a te, dovresti avvitarlo molto stretto all'asticella, o meglio, comprane uno nuovo.
ACCESSORI UTILI PER DOPPI PEDALI/CASSE
Se usi una doppio pedale o una doppia grancassa (che bella cosa!),probabilmente ti chiederai come fare a suonare il charleston chiuso mentre hai entrambi i piedi occupati per una o due casse. Il modo più facile per farlo è un piccolo accessorio, che costa da 20 a 30 mila lire, e che in Inglese si chiama drop clutch, in Italiano, "fermo che lascia cadere", o roba del genere. Questo dispositivo (immagine a sinistra), è attaccato all'asticella del charleston al posto del fermo normale, che quindi non serve più, e ha una grande leva, che, quando viene abbassata mediante le mani o le bacchette, libererà il piatto superiore dalla presa, facendolo cadere su quello inferiore. La cosa interessante è che il piatto superiore tornerà ad essere attaccato al fermo, semplicemente premendo il pedale del charleston... geniale, secondo me.
Se invece pensi che premere una leva sia una cosa troppo impegnativa da fare, prima di suonare una parte a quattro casse di Terry Bozzio (no, non le suona tutte contemporaneamente...), e ti puoi permettere un secondo paio di piatti per charleston, puoi comprare un supporto per piatti per charleston chiusi, un semplice attacco che puoi mettere ovunque, a qualsiasi asta (di solito sulla destra, dalle parti del ride). Naturalmente nulla vieta di usare un secondo paio di charleston anche nelle parti a una sola cassa.
Se, invece, sei un fan di Cozy Powell e usi due casse (potresti darle in affitto a qualche extracomunitario per la notte...), potresti aver notato che passare dal pedale della cassa sinistra al charleston non è così facile, perché le gambe del charleston non ti permettono di posizionarlo troppo vicino alla cassa, e sono anche un fastidio per il movimento del piede. La risposta a questo problema è un semplice raccordo per il charleston (foto), che lo collega, con le gambe chiuse, al cerchio della cassa sinistra, vicino al pedale.
Infine, se hai bisogno di un secondo charleston, ma hai anche la necessità di controllarne l'apertura, la soluzione é un charleston remoto: in questi "accessori" (a giudicare dal prezzo accessori non é il terminne adatto) non c'è l'asticella interna, ma un cavo metallico, che collega il pedale ai piatti. Schiacciando il pedale, si controlleranno i piatti, dovunque essi siano. Guardando la foto probabilmente avrai le idee più chiare. Di solito anche questo sistema è usato da chi usa una doppia cassa, e la base (il pedale e il supporto cilindrico da cui esce il cavo) può essere ancorata al charleston normale con un apposito connettore. Questo per evitare che se ne vada a spasso per il palco durante un concerto...
LE ASTE
Come per il reggirullanti, tutti i vari modelli di asta fanno ciò per cui sono state comprate, cioè reggere il piatto; la differenza è come ciò viene fatto, e come è possibile regolare l'asta.
Le gambe: è meglio se sono rinforzate, se si vuole un'asta solida e rigida (immagine a destra).
I raccordi: i vari tubolari vengono bloccati l'uno dentro l'altro mediante delle viti a farfalla. Guardate l'immagine a sinistra: nel primo caso la vite a farfalla é posta fuori asse rispetto all'asta stessa, e stringendo la vite si serra un manicotto di plastica/gomma all'interno del raccordo, che blocca fermamente il tubolare interno.
Nel secondo caso la vite a farfalla é posta direttamente in asse con l'asta, e quindi stringendo la vite l'effetto é una semplice pressione del manicotto, da un'unica direzione. Ci sono ottime aste costruite in questo modo, ma sarà bene accertarsi della loro stabilità prima dell'acquisto, perché a volte dei raccordi cosí costruiti garantiscono un serraggio meno efficiente e stabile che nel caso precedente.
Per i piatti pesanti consiglierei di scegliere aste del primo tipo.
Nelle aste economiche i raccordi sono tutti del secondo tipo, e addirittura il manicotto é assente, quindi la vite tocca direttamente il tubolare interno, col risultato di un serraggio davvero precario, e, peggio ancora, col rischio di graffiare i tubolari.
Il supporto del piatto: come per i reggitom, può essere a dentini (poche inclinazioni pre-regolate) o ad infinite inclinazioni. Tuttavia per le aste per piatto, a differenza che per il reggirullante, non è indispensabile avere infinite inclinazioni, infatti anche con i dentini si può avere l'inclinazione del piatto che si vuole, semplicemente regolando di conseguenza l'estensione dei tubi dell'asta. L'unica cosa importante è che l'inclinazione deve assolutamente rimanere costante, se si vuole essere in grado di suonare senza fermarsi ogni 10 minuti. Non è una cosa comune con le aste economiche: in questo caso i supporti si allentano continuamente.
Nella maggior parte dei casi é più comodo disporre di aste a giraffa (immagine a sinistra), soprattutto nel caso di kit affollati, in modo da piazzare il treppiedi dell'asta dove c'é spazio, e contemporaneamente avere una certa libertà e raggio d'azione nel posizionamento del piatto. Di solito queste aste hanno un contrappeso, utile soprattutto con piatti di grande diametro, o comunque utile quando si estende molto l'asta.

Per piatti non troppo grandi é possibile montarli su una mezzasta attaccata mediante una pinza a un asta già presente (immagini a destra). L'asta principale deve, ovviamente, essere molto solida. Questo é un modo molto comodo di piazzare piccoli crash o splash.
Non finisce qui: se si usa un rack é molto più pratico montare tutti i piatti, con delle mezzaste, sul rack stesso.
Oppure le mezzaste si possono montare sul supporto dei tom sulla cassa (per quei supporti che dispongono di tre alloggiamenti).
Infine, sono disponibili in commercio dei supporti aggiuntivi per asta (immagine a sinistra): si svita il terminale di una qualsiasi asta (compatibile), si attacca questo supporto, che nel suo centro consente di montare un secondo piatto, e si rimonta il terminale dell'asta all'estremo libero di questo supporto, col risultato di avere due piatti sulla stessa asta (per esempio uno splash sopra ad un crash).
IL REGGIRULLANTE
L'obbiettivo di questo pezzo è, naturalmente, reggere il rullante tra le gambe del batterista (o a sinistra del charleston, per chi suona con due rullanti). La stabilità nelle meccaniche e negli snodi qui assume grande importanza, se vogliamo essere sicuri che alla fine del concerto il nostro tamburo sia dove lo abbiamo sistemato all'inizio!! Andiamo quindi a vedere quali sono le caratteristiche che dovremo analizzare prima di comprare un reggirullante.
I reggirullante economici dispongono di uno snodo a denti, per un numero di inclinazioni decisamente limitato. Questi reggirullanti reggono il tamburo su tre sottili braccia metalliche: due di queste possono tranquillamente ruotare, la terza si muove perpendicolarmente ed è bloccata solo da una piccola e odiosa vite. L'affidabilità generale di questi reggirullanti è davvero PESSIMA: è impossibile regolare l'inclinazione del rullante come si vorrebbe, e il tamburo non sarà mai ben fisso, ma semplicemente poggerà sulle braccia. Fai anche attenzione quando rimuovi il tamburo dal reggirullante: la cordiera può rimanere incastrata nel corpo centrale e danneggiarsi.
I reggirullanti buoni, a parte gambe rinforzate e piedini che permettono di cambiare fra gomma e punta, permettono qualsiasi inclinazione del rullante, e consentono di muoverlo avanti/dietro e a sinistra/destra contemporaneamente con un singolo movimento.Riguardo alle tre braccia, queste sono regolate da un unica grossa leva orizzontale, che, ruotando, schiaccia le tre braccia contro il tamburo, permettendo una presa precisa e stabile. Per questi reggirullanti sono venduti adattatori per rullanti da 12" o meno.
Qualcuno, comunque, dice che un rullante "intrappolato" troppo fermamente dalle braccia risuonerebbe molto meno di quanto dovrebbe. Per evitare questo inconveniente, ci sono sistemi (come lo Yamaha Y.E.S.S., il Pearl I.S.S. o il nuovo Tama Air-Ride - immagine a destra) che montano il rullante (e anche i tom) con dispositivi elastici che mantengono il tamburo sospeso in aria, permettendo più rimbalzo, producendo un suono che, oltre a non venire smorzato, è più nitido e pulito, perché è solo il fusto del tamburo che vibra, e non i blocchetti; questo accade anche nel caso dei rullanti con fusti intercambiabili (es. Pearl).
I SUPPORTI PER TOM
La maggior parte delle batterie di questo mondo ha 3 tom tom: di solito 12" e 13" tom tom, e un timpano da 16". I primi due tom sono montati sopra la grancassa, da due supporti, entrambi uscenti da essa (immagine a sinistra), o retti da un ulteriore supporto (immagine grande), che può in genere anche reggere la parte superiore di un'asta reggipiatto.
Il supporto, come sempre, può permettere infinite inclinazioni (per mettere il tom esattamente dove si vuole) o può essere, come nella prima foto, a dentini. Alcuni supporti dispongono di regolazione "a sfera", che permettono infinite posizioni e perfetta stabilità allo stesso tempo. I supporti possono anche essere montati su delle basi di aste reggipiatto (mmagine a destra)
, dei rack (quelle sorta di impalcature per i kit particolarmente affollati, dove si possono montare reggitom, reggipiatti, percussioni, posaceneri...) o anche attaccate a delle aste per piatto particolarmente robuste mediante un connettore, per ulteriore libertà e autonomia di scelta per la disposizione del proprio strumento.






