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Fate voi;)))

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Lezioni

Entra e leggi i primi appocci con la batteria ed vari esempi per esercitarsi.....

MONTARE LA BATTERIA

una bella batteria con tutti i suoi piattiChiariamo subito un aspetto molto importante su cui mi trovo a parlare con molta gente alle prime armi: questi mi chiedono se è corretto posizionare il charleston molto alto, o il ride sulla cassa, e roba simile. Quello che dico loro è che non c'è una regola da seguire, ma che devono farsi guidare dal buon senso e dalla praticità. Molto spesso i neo-batteristi montano i loro set in modo assurdo, semplicemente per motivi estetici.
Secondo me, tutti dovrebbero iniziare a suonare nel modo standard, e solo dopo (che potrebbe voler dire dopo 3 mesi come dopo 3 anni) dovrebbero ricercare una disposizione più comoda per loro e per la loro musica, e, perchè no, esteticamente gradevole (ovviamente questo viene alla fine di tutto). Se si inizia a suonare in modo strampalato (magari su un kit assemblato in modo identico a quello dei propri idoli) ci si troverà poi a dover correggere una marea di difetti di postura che potrebbero essere controproducenti per il proprio "drumming". Per questo, quelle che elenco qui di seguito sono solo delle linee guida che è meglio seguire all'inizio per evitare di abituarsi male; è come iniziare a giocare a tennis con un'impugnatura sbagliata, che può andare bene all'inizio ma che in seguito si rivela un ostacolo. Se qualche batterista ormai veterano non si riconosce in quello che dico, non si ritenga offeso: è normale, dopo anni, sviluppare un proprio stile.

ASSEMBLAGGIO STEP BY STEP

Montare una batteria, soprattutto se composta da parecchi pezzi, richiede un certo metodo.
Comincerei col darvi un consiglio: montate tutto il kit su una superficie ruvida: un tappeto, una moquette, oppure qualcos'altro di simile. Così eviterete di far camminare i vari pezzi (soprattutto la cassa), isolerete il tutto dall'umidità del pavimento ed eviterete di graffiare il cotto della vostra tavernetta o il parquet costato milioni.

 

  • Posizionate per prima cosa il seggiolino: montatelo in modo che sedendovi le gambe formino un angolo retto con le cosce, e quindi queste ultime siano parallele al suolo. Anche questo è motivo di discussione, soprattutto per chi usa un doppio pedale: qualcuno dice che sedendosi più in basso è più facile suonarlo, qualcun'altro afferma l'esatto contrario...
  • Una volta seduti sul seggiolino, posizionate le gambe senza pensarci, cioè nel modo più spontaneo che vi viene. Dove stanno i vostri piedi, li' andranno posizionati l'asta del charleston e il pedale della cassa. La cassa sarà posizionata di conseguenza, e le gambe vanno estese tanto quanto basta a tenerne il cerchio anteriore alzato da terra di 2/3 cm. L'asta del charleston dovrebbe poggiare saldamente a terra. Se usate un doppio pedale, posizionate il pedale sinistro internamente alle gambe del charleston (questo potete farlo se l'asta del charleston ha le gambe girevoli), facendo attenzione che queste non tocchino alcuna parte mobile del pedale sinistro (la catena, le molle o l'asta telescopica).
  • Fra le gambe posizionate invece il reggirullante con il rullante: ovviamente, se nei passaggi precedenti avete messo cassa e charleston troppo vicini e il rullante non entra fra le gambe, vi concedo qualche piccolo spostamento!!
  • Punto cruciale: regolare l'altezza del rullante. Questa è molto importante perchè, come vedremo, condizionerà l'altezza del timpano, dei tom e dei piatti del charleston. Regolatelo in modo che, in posizione rilassata, riusciate a dare sia il colpo normale sia il rim-shot (la tecnica di colpire contemporaneamente la pelle con la punta e il cerchio con il dorso della bacchetta) senza colpirvi le gambe. Potete ora mettere il timpano al suo posto (destra; oppure, per i mancini, sinistra) e regolarlo alla stessa altezza del rullante.
  • Poco da dire per quanto riguarda i tom, anche perchè dipende da quanti ne avete. Se avete il tipico 5 pezzi, e quindi 2 tom e un timpano, sicuramente posizionerete quest'ultimo di fianco, e i due tom sulla cassa. Cercate di tenerli non troppo inclinati, anzi, é meglio che siano quasi orizzontali, altrimenti (soprattutto all'inizio) tenderete ad ammaccare le pelli. Per quanto riguarda la loro altezza, cercate di metterli più in basso possibile, così da avvicinarli al rullante e al timpano, in modo da facilitarvi i fill, i rulli e i passaggi sui vari pezzi. Attenzione (soprattutto per chi ha batterie costose): non fate toccare il bordo della cassa con il bordo dei tom; si potrebbero graffiare.
  • I piatti del charleston: metteteli in alto quanto basta perchè possiate colpirli agevolmente sia con la punta che con il bordo delle bacchette, e fate attenzione ad alzarli abbastanza rispetto al rullante, in modo tale da non inibire il movimento alla mano sinistra. Cercate, ora che avete piazzato il charleston, di mettere il rullante in una posizione comoda sia per i passaggi rullante - tom sia per quelli charleston - rullante (i sedicesimi, per intenderci).
  • Aste e piatti: riservate le aste più pesanti ai piatti più grossi. Le aste a giraffa vanno montate avendo cura di mettere una delle tre gambe in corrispondenza del braccio, sotto a questo. Se tenere i piatti alti o bassi, beh, è davvero questione di gusti. Dovunque li mettiate, cercate di metterli in modo che la bacchetta non li colpisca di traverso, ma che sia quasi parallela a questi. Così eviterete di danneggiare gli uni e le altre, e avrete anche un suono migliore. Ricordate: i piatti non vanno percossi violentemente, ma vanno accarezzati!!
    Per quanto riguarda il ride, potreste metterlo quasi orizzontale, alla vostra destra, poco sopra al timpano (stile Ian Paice), oppure potreste tenerlo più in alto e più obliquo.I piatti devono essere montati sui supporti di feltro e sull'apposito manicotto in gomma, per evitare qualsiasi contatto di metallo con metallo. Abbiate cura pertanto di sostituire questi accessori (troppo spesso sottovalutati) appena si dovessero logorare. Non stringete troppo la farfalla quando montate i vostri piatti: eviterete cosí di smorzare il suono e soprattutto, permettendo un certo movimento ai piatti, questi si romperanno più difficilmente.

COORDINAZIONE E PRIMI ESERCIZI

Un costante allenamento nei primi mesi di pratica servirà a risparmiare molta fatica in seguito e contribuirà a formare un musicista migliore.È indispensabile ricordare la necessità di avere un buon insegnante, soprattutto nel primo periodo, se si hanno intenzioni serie, ed è bene ricordare che i risultati non vengono mai da soli, ma solo dopo anni di assidua pratica. Ho raccolto qui una serie di esercizi che ho fatto e faccio tuttora, che penso potranno essere utili a tutti i principianti (e non solo) indipendentemente dal tipo di musica che si suona. Gli esercizi toccano vari ambiti: dal fulcro/impugnatura, ad esercizi per sviluppare il primo senso del ritmo, ad esercizi di coordinazione, utili soprattutto ai i veterani.

COORDINAZIONE/INDIPENDENZA MANI-PIEDI

Per questi esercizi serve solo una sedia per sedervi: non vi serviranno neanche le bacchette! Il concetto base sta nel riuscire a fare movimenti dei quattro arti indipendenti l'un l'altro. Penso che tutti riescano a usare mano/piede destro insieme e mano/piede sinistro insieme. Sarà bene comunque accertarsene, cercando di dare all'unisono i colpi dei due arti, in quanto generalmente i movimenti dei piedi sono più lenti di quelli delle mani. Nei seguenti esercizi la D sta per destro e la S, ovviamente, per sinistro. So che non siete cerebrolesi, ma non si sa mai...

Mani D S D S S D S D
Piedi D S D S S D S D

Anche lo schema incrociato mi sembra abbastanza banale:

Mani D S D S S D S D
Piedi S D S D D S D S

Le cose si fanno più interessanti quando un arto da' due colpi di seguito, mentre gli altri arti si scambiano. Ecco i colpi doppi per mani e singoli per i piedi...

Mani D D S S S S D D
Piedi D S D S S D S D

...e i singoli per le mani e i doppi per i piedi.

Mani D S D S S D S D
Piedi D D S S D D S S

 

IL FULCRO

La prima cosa che un aspirante batterista deve fare, ancora prima di comprare la batteria, è prendere dimestichezza con le bacchette. Bisogna costantemente tenere presente che esse vanno tenute salde tra il pollice e l'indice, e questo fulcro deve essere sempre tenuto chiuso e saldo, altrimenti le bacchette tenderanno a scivolare. Il medio, l'anulare ed il mignolo vanno chiusi, ripiegati (ma senza esercitare troppa pressione) sulla parte finale della bacchetta.Il colpo verrà dato, in questa fase iniziale di "conoscenza" con la bacchetta, dal movimento del polso, che dopo essersi alzato, scenderà verso il basso velocemente.

Esercizio: impugnare le due bacchette facendo attenzione a tenere saldo il fulcro, ma lasciando aperte le altre dita. Colpire ripetutamente il centro del rullante (o del pad su cui ci si allena) ad una velocità inizialmente molto bassa (un colpo al secondo). Esercitare una mano alla volta, alternandole circa ogni minuto, ricordandosi di dare il colpo solo col pollice e l'indice, tenendo fermi l'avambraccio ed il polso. È indispensabile far ciò se si vuole acquisire un'impugnatura salda. L'esercizio si può anche fare a vuoto, senza cioè colpire il rullante/pad.
Variante: quasi uguale al precedente. Esercitare una mano per volta nel modo seguente: dare quattro colpi usando solo pollice ed indice, darne altri quattro aggiungendo solo il medio, darne quattro con pollice ed indice, 4 aggiungendo questa volta solo l'anulare, 4 solo pollice ed indice, 4 pollice ed indice con il mignolo, 4 solo pollice ed indice, e finire con 8 colpi con tutte e 5 le dita. Ripetere l'intero ciclo per la sinistra, e, tornando poi alla destra, eventualmente, raddoppiarlo.

INTRODUZIONE AI PARADIDDLE

Chi di voi sa cos'è il paradiddle? Il paradiddle è una successione di colpi distribuiti fra le due mani (o i due piedi) in colpi singoli e doppi. Ce ne sono di tre tipi, ed ogni tipo può essere singolo (in tutto 4 colpi), doppio (6 colpi) e triplo (8 colpi). Nel paradiddle singolo del primo tipo (il più conosciuto), c'è una coppia di colpi singoli (D-S, o S-D) prima di un doppio colpo (D-D, o S-S); nel paradiddle doppio vi sono DUE coppie di colpi alternati (D-S-D-S, o S-D-S-D) prima del doppio colpo (sempre D-D o S-S); infine nel triplo le coppie prima del colpo doppio sono, ovviamente, tre.
Ora: che succede se due arti fanno un paradiddle, mentre gli altri due fanno un'altra struttura, che potrebbero essere colpi singoli, doppi, o anche tripli, o anche un altro paradiddle, magari iniziato da sinistra invece che da destra, o proprio un paradiddle diverso?? Beh, si capisce che qui le combinazioni sono moltissime, e se ne possono anche creare di nuove e personali: conviene scriversele su carta prima, soprattutto se si combinano strutture di lunghezza diversa (tipo paradiddle doppio (6 colpi) e paradiddle singolo (4 colpi)), per vedere dopo quanti colpi mani e piedi si ritrovano insieme dall'inizio, cioè entrambi da destra (il minimo comune multiplo...): nel nostro esempio dopo 24. Con un po' di fantasia si possono ottenere delle combinazioni molto musicali, che possono essere usate come fill o come tempi base (come si può ascoltare nell'esempio midi seguente).
Paradiddle doppio/paradiddle singolo di cui si parlava nell'esempio: ride e rullante fanno un paradiddle doppio (DSDSDD-SDSDSS) per due volte, mentre le due congas fanno un paradiddle singolo (DSDD-SDSS) per tre volte. Sono quindi 24 colpi. Nell'immagine, un riquadro nero significa un colpo.Acoustic snare è il rullante, mentre ride bell è ovviamente la campana del ride. Ho scelto rullante, campana del ride e le congas per far sentire chiaramente i diversi colpi: nella pratica é molto difficile suonare questa combinazione da soli, cioé una parte diversa per ogni arto. Sarà interessante perciò suonarla con un percussionista alle congas: in questo modo, avendo i piedi liberi, i pedali si potranno usare per seguire un po' il doppio paradiddle fatto con le mani. Clicka sull'immagine per ascoltare il MIDI.
schema della parte

Qui di seguito riporto gli schemi per paradiddle singoli abbinati a colpi singoli con gli altri arti. Paradiddle con le mani/alternato con i piedi (se avete un doppio pedale provatelo con il paradiddle fra campana del ride e rullante: suona molto bene! potete ascoltarlo nell'esempio allegato).

Mani D S D D S D S S
Piedi D S D S D S D S

Infine: colpi alternati con le mani e paradiddle con i piedi:

Mani D S D S D S D S
Piedi D S D D S D S S

 

LE PROGRESSIONI RITMICHE

le progressioni ritmicheDopo avere imparato la corretta impugnatura delle bacchette, ed essersi cimentati nei primi tempi elementari, ogni batterista prova a fare dei fill (o stacchi, lanci, che dir si voglia). Se però non si ha ancora padronanza con il tempo e non si capisce bene come dividerlo in gruppi elementari, difficilmente i nostri fill risulteranno precisi: molto spesso si sentirà un leggero sfasamento, e nel peggiore dei casi si perderà il tempo. Per evitare questo è bene praticare le progressioni ritmiche: esercizi molto semplici che consistono nell'inserire sempre più colpi all'interno di uno stesso movimento. Si parte da due e si arriva a otto, per poi ridiscendere a due. Oltre a dotare il batterista del senso del tempo, le progressioni ritmiche sono anche un buon esercizio di riscaldamento.
Si possono svolgere in vari modi: a colpi singoli (cioè a mani alternate), a colpi doppi, o anche a paradiddle. Tenere sempre la cassa all'inizio di ogni gruppo, e ripeterlo per almeno quattro volte prima di passare al successivo. È bene esercitarsi col metronomo, partendo da una velocità molto bassa (40). Consiglio: più si sale, da due verso otto, minore sarà l'aumento di velocità necessario a far quadrare il gruppo. Quindi, se da due a tre l'aumento è del 50%, da tre a quattro è del 33,3%, da quattro a 5 è del 25% e così via. Questo è evidente anche guardando l'immagine qui presente. Se si usa il doppio pedale (o la doppia cassa), si possono fare le progressioni ritmiche anche con i piedi. Infine, questo esercizio si può anche distribuire sul set (rullante e tom) per esercitarsi anche nel movimento sopra al kit.


LETTURA DEL PENTAGRAMMA

Se pensate che l'essere batteristi vi assolva dal saper leggere uno spartito o da avere un minimo di conoscenza di teoria musicale, e magari pensate che ciò competa solo ai vostri compagni di gruppo, vi sbagliate di grosso. O meglio, cosí facendo limitate molto le vostre possibilità in quanto una conoscenza (seppur basilare) di come vengono scritti gli spartiti (o tablature) per batteria può sempre tornare utile. Pensate di aver fra le mani una rivista o un libro che vi propone degli esercizi: non riuscire a leggerli é abbastanza demotivante. Saper leggere un semplice spartito non solo vi permette quindi di comprendere miriadi di tablature che altrimenti per voi sembrerebbero scritte in cirillico, ma vi consente anche di capire bene alcune parti che all'ascolto potrebbero essere molto complicate. Infatti vedendo le parti trascritte su carta si aggiunge un'altra dimensione alla comprensione, che non é più solo acustica ma anche visiva, insomma vedere e ascoltare una parte di batteria vi permette di capirla meglio.
Altri motivi per imparare a leggere (la musica, si intende... per l'italiano non posso aiutarvi...!!): saper leggere vi aiuta a entrare in confidenza col tempo. Imparerete più facilmente a conteggiarlo e dividerlo in unità più piccole, e questo é il primo passo per esplorare tempi "dispari" certamente più interessanti del banalissimo tu-cha-tu-tu-cha.
In queste pagine si affronterà un metodo per l'approccio progressivo allo studio dei tempi e delle partiture scritte: partiremo da zero per arrivare ai tempi dispari, in levare, alle sincopi e ai controtempi, facendo una rapida ma esauriente carrellata su tutto ciò che c'é da sapere. Un consiglio: se disponete di un discreto libro di musica per scuole medie, andatelo a rispolverare: é molto utile e sufficiente per i nostri scopi (e se state alle medie studiate musica: é la materia più bella!).Se sapete cosa significa 4/4, che cos' é un sedicesimo e nozioni simili, potete anche saltare i prossimi paragrafi e andare direttamente alla sezione successiva.

IL TEMPO E LA BATTUTA

Prendiamo innanzitutto il pentagramma, e dividiamolo in vari settori della stessa lunghezza per mezzo di alcune barrette verticali.linee verticali per dividere le misure
Abbiamo cosí individuato varie battute o misure. Ora ci serve un metronomo: digitale o meccanico e´ indifferente; se vi esercitate vicino al computer potete usarne anche un software freeware. Impostiamone la velocità a 60: cosa vuol dire? Che in un minuto il metronomo farà 60 ticchettii, uno al secondo. In genere, ad ogni colpo di metronomo si fa corrispondere un tempo o pulsazione nella battuta. Se in una battuta entrano 3 tempi, il metro (appunto, l'indicazione dei tempi per battuta) é un 3/4, se sono 4 é un 4/4. É immediato capire quante pulsazioni entrino in una battuta, basta sentire la cadenza del pezzo e i suoi accenti: di solito l'accento forte cade a inizio battuta (questo accade soprattutto in musica classica), ma non é una regola generale. A ogni accento, sia debole che forte, corrisponde una pulsazione. Nel caso del 3/4 quindi vi é un accento forte e due deboli, per il quattro quarti il primo é sempre forte e il secondo e il quarto sono deboli, mentre il terzo é di solito mezzoforte.
3 e 4 colpi per misureGuardate l'immagine accanto ed esercitatevi, col metronomo a 60, a dare un colpo di rullante in corrispondenza di ogni ticchettio del metronomo, sempre con la stessa mano, e contate ad alta voce le pulsazioni, accentandole nel modo già detto (solo con la voce: i colpi di rullante devono essere tutti uguali). Curate molto la corrispondenza fra metronomo e colpi: si deve sentire un unico suono.Fate per un minuto circa il 4/4, dopodiché passate al 3/4. Il passaggio deve avvenire senza interruzione.
La musica tuttavia non é fatta tutta di note dello stesso valore (stessa durata). Andiamo al prossimo paragrafo e cerchiamo di capirne di più.

VALORE DELLE NOTE

legenda del valore delle noteAll'interno di una battuta abbiamo visto come si distribuiscono i vari tempi/accenti. Ora vediamo come é possibile usare note di diverso valore (di diversa durata cioè) all'interno delle battute. Lo specchietto riporta il valore delle note e delle relative pause. Se non avete la minima idea di cosa sto parlando (ma non si studiava musica alla scuola media??), state tranquilli: ho fatto questa sezione per questo.
La principale difficoltà che si può incontrare in questa fase iniziale é capire il concetto di durata di una nota. Il problema deriva dalla natura stessa della batteria: mentre nel piano, nel violino, nel sax si può tenere una nota per un decimo di secondo come per dieci secondi, nella batteria, cosí come in tutti gli strumenti a percussione, la durata della nota non viene scelta dall'esecutore ma dipende dalla natura del particolare strumento. Allora é meglio intendere il valore della nota in questo modo: corrisponde alla distanza fra la nota che si é appena suonato e la successiva. Più piccolo il valore delle note, maggiormente queste saranno vicine, ammassate e veloci. Viceversa, maggiore il valore delle note, maggiore anche la distanza fra queste, e quindi verranno suonate a intervalli più lunghi.

Confusi? Riflettete su questo allora: pensate alla battuta come a una piastra da 16 di LEGO. Sí, proprio le costruzioni. Il nostro scopo é di riempire tutta la piastra con dei mattoncini. Possiamo metterne quattro lunghi 4, oppure due da 8, oppure otto da due, o perché no uno da 16 (esiste!!), o anche una qualsiasi combinazione di questi: uno da 8 e due da 4 e viceversa, o uno da 4, uno da 8 e uno da 4 e cosí via. Sono consapevole della bassezza dell'esempio, ma spero cosí di essermi spiegato meglio!!

I prossimi esempi vi chiariranno le idee. Suonateli sempre col metronomo a 60, e sentite il file MIDI allegato (clickando sull'immagine) per avere una guida.
esercizio di lettura di base

Nell'esempio si sente chiaramente il metronomo, che viene suonato regolarmente ogni secondo (perché l'abbiamo regolato a 60 BPM, cioè battiti al minuto). Si vede anche graficamente come, più le note hanno durata minore, più sono attaccate l'un l'altra, e si vede come siano necessarie due note per formare una nota di durata immediatamente maggiore (es. due sedicesimi per fare un ottavo, due ottavi per fare un quarto, due quarti per fare un mezzo...). Se ragionate "per mattoncini" non dovreste avere problemi.

Nella musica tuttavia non ci sono solo suoni ma anche pause, che, cosí come i suoni, vengono misurate con precisione e segnate sul pentagramma. Il valore delle pause lo trovate sempre nella tabella di prima (seconda colonna). Ecco altre nove battute con cui allenarvi, in cui sono presenti anche le pause. Ascoltate il midi clickando sull'immagine.esercizio di lettura di base

Concludiamo questa sezione con un'annotazione importante: come qualcuno di voi avrà sicuramente notato, non c' é un solo modo per scrivere una stessa parte. Si può infatti scegliere se usare le pause o se usare in modo opportuno note di diversa lunghezza. Guardate la penultima battuta dell'esercizio precedente e capirete di cosa sto parlando. Segue un altro esempio a riguardo. esercizio di lettura di base
Nell'esempio precedente ci sono due righe di tre battute. Queste due righe sono identiche musicalmente, ma mentre nel primo rigo si usano le pause, nel secondo si usano note di diverso valore per sostituire le pause. ATTENZIONE: questo sistema vale solo per gli strumenti a percussione, per i motivi che abbiamo già detto. Le due righe infatti, suonate con un altro strumento (es. piano) suonerebbero diverse!!
Infine notate come nell'ultima battuta compare un punto accanto all'ultimo quarto. Il punto prolunga una nota di metà del suo valore. Il quarto quindi vale un quarto più un ottavo, cioè tre ottavi.


 

ESERCIZI DI LETTURA -1

CORRISPONDENZA FRA I PEZZI E IL PENTAGRAMMA

Come nel piano non esiste solo una nota (anche se come già visto possiamo farla durare a piacimento), cosí nella batteria esistono vari pezzi che si possono suonare. Vediamo allora come questi vengono scritti sul pentagramma.
legenda
Alla sinistra dell'immagine, all'inizio del pentagramma, c'é un simbolo strano: é una chiave di basso (o chiave di fa). Probabilmente molti di voi avranno visto qualche spartito in cui invece vi é la chiave di violino. Si fa riferimento alle varie chiavi per il motivo seguente: la gamma di suoni udibili dall'uomo va dai 20 Hz ai 20 KHz circa (cioé suoni/onde prodotti da sorgenti che oscillano dalle 20 alle 20mila volte in un secondo). Un comunissimo pianoforte ha (mi sembra) più di ottanta tasti: immaginate di dover far corrispondere a ogni nota (lasciando stare i diesis e i bemolle) un rigo o uno spazio del pentagramma: questo diventerebbe un dodecagramma!! Per snellire la rappresentazione, quindi, si usano sempre cinque righi, indicando però la chiave con cui leggere quei cinque righi. Ma queste, per voi, sono semplici curiosità: vi basti ricordare che la batteria si scrive in chiave di basso.


Per quanto riguarda la scrittura dei vari pezzi, purtroppo non c'é uno standard: a parte cassa e rullante, e il charleston (HH nel grafico), molto spesso da un testo all'altro si trovano differenze di rappresentazione per piatti e tom. Bisogna quindi rifarsi di volta in volta alla legenda, di solito presente.

TEMPI BASE IN QUARTI E OTTAVI

Le nove battute che seguono sono probabilmente le parti più stupide che un batterista possa immaginare: accompagnamento in quarti sul charleston, e a ogni colpo di charleston corrisponde un colpo di cassa o rullante (sempre in quarti, quindi). Come sempre c'é il midi allegato, per chi dovesse incontrare problemi, che si può ascoltare clickando sull'immagine. Non ve lo dirò più...

tempo1
 

Vediamo allora di espandere le nostre conoscenze, iniziando a suonare dei tempi con accompagnamento in ottavi. Nel midi vi ho messo un fischio all'inizio di ogni battuta, per non farvi perdere il segno.
 

tempo2

Come vedete l'accompagnamento, sempre sul charleston chiuso, era in ottavi, mentre cassa e rullante suonavano quarti e ottavi. Avrete notato anche delle pause: vale il discorso già fatto nella sezione precedente, cioé le pause si possono sostituire aumentando il valore delle note precedenti, o anche usando il punto di valore. Nelle nove battute avete trovato esempi di tutti e tre i metodi.


Vediamo ora dei tempi certamente più interessanti dei precedenti: accompagnamento in quarti ma cassa e rullante anche in ottavi. Suonarli, all'inizio, si rivelerà (probabilmente) un problema: questo perché si tende a suonare il charleston in corrispondenza di ogni colpo e non viene invece spontaneo suonare cassa e rullante indipendentemente dal charleston.

tempo3
 



ESERCIZI DI LETTURA -2

NOTE E PAUSE FINO AI TRENTADUESIMI

Assicuratevi di aver letto le due sezioni precedenti, cioé quella di lettura e la prima di esercizi, perché adesso proveremo a cimentarci con le note (e relative pause) di sedicesimi e trentaduesimi. Se iniziate a studiare le battute che qui vi propongo ad una velocità bassa, tipo 60 (cioé un quarto al secondo), una volta che le avrete comprese bene potrete suonarle a 100 o anche più. Come sempre praticate il tutto a mani alternate (un singolo colpo per ogni mano), e cercate, soprattutto in un secondo momento, di curare la pulizia e la regolarità dei colpi oltre che la loro disposizione metrica. Le ultime battute potrebbero sembrare difficili; non lo sono se cercate di figurarvi in mente l'incastro dei colpi con il click del metronomo e se le studiate poco alla volta a un tempo inizialmente lento. Nella prima misura c'é un contrattempo al quarto movimento, poiché vi é la pausa di un ottavo sul battere. Anche nella seconda misura vi é una sincope al centro. La quarta misura é una semplice alternanza di due sedicesimi e una pausa di un sedicesimo, e ha un tipico andamento ternario poiché é la ripetizione di un gruppo fisso di tre note. La nona misura é più complicata ma si basa su un concetto simile: tre note - pausa - nota - pausa: in tutto sei note, infatti anche la nona misura ha un andamento ternario. Notate la pausa puntata alla fine: pausa da un sedicesimo più un punto vale 3 trentaduesimi! Se avete difficoltà ricordate di ascoltare (e scaricare) il midi file allegato, per questo come per i prossimi esercizi, clickando sull'immagine.

esercizio con trentaduesimi
 

Passo dopo passo dovreste aver capito come si combinano tutte le note di qualsiasi durata che potreste incontrare nella vostra (speriamo rosea) carriera. Io onestamente non ho mai incontrato i sessantaquattresimi, anzi non é molto facile incontrare i trentaduesimi. Non mi resta da fare a questo punto che darvi qualche altra idea su come potete combinare tutto quello che avete imparato incorporandolo in dei ritmi da suonare, per la vostra felicità, su tutto il set. Attenzione ai doppi colpi di cassa! Nella sesta battuta i quattro colpi di rullante dell'ultimo movimento sono dati tutti con la sinistra (si può fare!!). Attenzione quindi a dare lo stesso volume a tutti i quattro colpi, sfruttando il rimbalzo a vostro vantaggio.


 

Nelle prossime battute il charleston non é più suonato in ottavi, ma in sedicesimi a mani alternate. In questi casi quando si suona il rullante, ovviamente, la mano che avrebbe dovuto suonare il charleston si sposta sul rullante per suonarlo e il charleston non viene suonato. All'inizio bisogna fare molta pratica per eseguire questi movimenti in modo fluido, soprattutto quando si sposta la sinistra sul rullante. Nuovamente vi invito a curare molto il tocco, la pulizia, il "groove", insomma siete dei musicisti non delle drum machine!! Anche se molti batteristi questo non se lo ricordano più. Iniziate alla velocità che più vi é comoda, studiate una battuta alla volta e poi cercate di farle tutte di seguito a una velocità di circa 120. Ricordate infine che, per sostituire una pausa, si può allungare la durata della nota precedente.lettura 3
 

Vi metto a disposizione altri esercizi su cui impratichirvi. Sono file gif, abbastanza grandi, che vi conviene stampare e conservare per esercitarvi. Sono esercizi ritmici: praticateli prima per intero con la destra, poi con la sinistra e infine a mani alternate. Iniziate piano ma curate la precisione, ed é superfluo dirvi di usare il metronomo. Potete scaricarli usando i seguenti link:

  • quarti
  • quarti e ottavi
  • quarti, ottavi e sedicesimi
  • punto, legatura e sincope
  • metri composti e irregolari

FILL/STACCHI/LANCI

Il compito del batterista, come sicuramente saprete, non è solo quello di portare il tempo, altrimenti il gruppo potrebbe tranquillamente suonare con il metronomo in cuffia, o con una base midi o una batteria elettronica. Il batterista infatti, seppur vincolato al "groove", alla base ritmica del brano, può spaziare a suo piacimento sui tom, sui piatti, insomma su tutto il kit per eseguire, quando è opportuno, degli stacchi (detti anche fill, o lanci). Questi, se fatti bene e se non diventano troppo frequenti, aggiungono movimento e varietà al brano musicale. Sul come eseguire i fill, come per molte altre cose che riguardano il nostro strumento, vi posso dare solo degli spunti, partendo dai primi stacchi più semplici e schematici, per arrivare ad alcuni un pò più complicati. Non ci sono regole da seguire: qui, quanto mai, sarà la vostra esperienza a darvi continuamente nuove idee da eseguire sulla batteria. Come sempre il consiglio è di vedere quanti più concerti e videocassette potete, e ovviamente ascoltare musica di ogni tipo.
Per quanto riguarda questa prima serie di esercizi: nella prima riga ci sono tre battute di fill da quattro colpi per ogni pezzo, nella seconda riga tre battute di fill da due colpi per ogni pezzo, nell'ultima riga tre battute di gruppi misti, da due e quattro colpi. Cercate, una volta capiti questi incastri, di trovarne di nuovi, combinando in tutti i modi serie di due e quattro colpi (sedicesimi), ed esercitandovi a muovere le braccia su tutto il kit senza impappinarvi... Nel file midi allegato separo tutte le 9 battute da una battuta di tempo base.


Ora dei fill molto più interessanti, ottenuti da combinazioni di trentaduesimi e sedicesimi. Attenzione, perchè il rimbalzo sui tom, e soprattutto sul timpano, è smorzato dalle pelli più mollate e in genere più spesse rispetto al rullante.
 

Eccovi un esempio efficace di come usare fill come groove di un pezzo: l'inizio di Toxicity, dell'omonimo album dei geniali System Of A Down.
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DOPPIO PEDALE / DOPPIA CASSA

Se suonate da poco la batteria e non avete idea di come funzioni un doppio pedale, andate subito a informarvi nella sezione anatomia. Lo scopo di questa sezione è di farvi impratichire nell'uso dei pedali (che usiate un doppio pedale o una doppia cassa è ininfluente). Sappiate che il doppio pedale richiede comunque un certo tempo, variabile da persona a persona (per me è stato molto lungo), per entrarvi pienamente in confidenza, e quindi è meglio partire lentamente, con tempi quasi paranoici, e poi solo dopo molto tempo si potrà spingere sull'acceleratore.

CONSIGLI SULLA TECNICA DELLA DOPPIA CASSA

Suonare il doppio pedale/cassa può essere una grande soddisfazione per il batterista: gli consente di dare al pezzo una base massiccia e potente che però, comunque, non copre necessariamente gli altri strumenti. Pensavo, quando comprai il mio doppio pedale, di poter fare più o meno subito tutte le parti che sentivo registrate nei dischi. Sarà comprensibile la mia delusione, una volta aver compreso che le mie speranze erano solo una triste utopia. Lo suono da circa due anni, e mi accorgo che c'è ancora molta strada da fare... Ecco dei consigli che vi saranno utili.

  • La maggior parte dei batteristi suona il doppio pedale di punta, cioè con i tacchi alzati. Io penso che sia la tecnica migliore, se non l'unica, che vi permette di raggiungere velocità discrete. Sta a voi poi decidere se mettere le punte in basso, vicino allo snodo, oppure in alto, vicino alla catena: dipende dal vostro approccio. Fate esperimenti e valutate.
  • Cercate, come fate per le mani, di sfruttare, e non di soffocare, il rimbalzo dei pedali dalla pelle: come quando si fanno i doppi colpi sul rullante non si forza il secondo colpo, ma questo nasce semplicemente sfruttando il rimbalzo del primo, così deve essere per i pedali. Questo vi farà risparmiare molte energie preziose. Tutto questo vale ovviamente anche per chi suona con un pedale singolo.
  • Attenzione: non sottovalutate un allenamento anche fisico se avete intenzione di fare uso intensivo di doppia cassa/doppio pedale, in quanto avrete bisogno di molta resistenza nelle cosce, per tenere sollevate le gambe. Questo è stato infatti un grosso problema per me, in quanto non avevo problemi di coordinazione ma di resistenza, dovuti alle mie cosce che evidentemente scarseggiavano di muscoli. Con tutto ciò non voglio dire che dovete fare un'ora di footing al giorno, che certamente farebbe bene, ma di considerare, come possibile causa dei vostri eventuali insuccessi iniziali, l'impreparazione fisica.
     
  • Un'altra fonte di possibili problemi è un equilibrio precario del seggiolino, o una disposizione del set che vi porta a sbilanciarvi. Riflettete: se suonate con un solo pedale, tendete a scaricare il peso del corpo sui piedi. Suonando invece con due pedali, non potrete più scaricare il peso sulle gambe, ma dovrete contare unicamente sul seggiolino. Questo porta inevitabilmente a problemi di equilibrio e quindi di prestazioni con i pedali. Lo stesso vale se, mentre suonate una parte veloce di cassa, dovete raggiungere un crash o un ride lontano: necessariamente vi sbilancerete e questo vi darà problemi nel continuare regolarmente la parte di cassa. Per questo usate un seggiolino robusto e solido, e disponete il kit in modo che tutto sia facilmente raggiungibile non solo per gli acrobati.
  • Suonate, soprattutto all'inizio, con un metronomo. Questo, oltre a essere un misuratore dei vostri progressi, vi aiuterà a stare di pari passo col tempo. Attenzione a tenere il piede destro fisso sui colpi di metronomo. Appena sentite sfasamenti, sia che siate in anticipo sia che siate in ritardo, cercate di correggerli, senza necessariamente fermarvi.

Ovviamente nei vari problemi non ho incluso quelli dovuti a carenze meccaniche dei pedali. Questi potrebbero fare gioco, oppure potrebbero essere troppo duri e pesanti, oppure potrebbe non esserci un adeguato ritorno del battente. Insomma, tutto quello che si è già detto a proposito del pedale singolo. A tutto ciò non c'è rimedio, se non cambiare pedali. È probabile, comunque, che con un po' di olio o lubrificante le cose vadano meglio. Attenzione: il tipo di pelle e la sua tensione possono influire sul rimbalzo del pedale.

Ricapitolando:

  • suonare coi tacchi alzati
  • sfruttare il rimbalzo
  • allenarsi anche fisicamente
  • cercare un buon equilibrio
  • suonare col metronomo

ESERCIZI DI RISCALDAMENTO

Quelli che seguono sono esercizi di riscaldamento e contemporaneamente di coordinazione, fra cassa e rullante, e poi fra cassa e rullante con in più i tom. Possono essere usati come fill, e suonano bene soprattutto se eseguiti in modo fluido a velocità medio-alta. Partite da una velocità bassa (questa volta non ve la indico io, ma sarete voi a decidere quale velocità va bene per voi come inizio) e pian piano accelerate. Deve essere un aumento progressivo, per evitare indurimenti alle gambe. Appena vedete che, aumentando la velocità, non riuscite più a curare la pulizia e la precisione, è ora di fermarvi per qualche minuto su quella velocità e solo dopo riprovare a superarla. Nell' esempio midi allegato sentirete la stessa parte per tre volte, a tre diverse velocità (120, 155 e 190): voi però, come già detto, dovete fare un aumento progressivo, non a scatti. Ovviamente un midi non potrà mai rendere la potenza di una vera cassa...


 

Eccovi un esempio molto heavy di doppia cassa: quel mostro del batterista degli Slipknot!!
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LE TERZINE -2

Ora combineremo tutte le varie terzine già presentate nella sezione precedente con alcuni esercizi, introducendo anche le pause. Suonate il tutto con colpi singoli alternati tra le due mani. Come sempre, una volta compreso lo schema ritmico, cercate di curare anche il tocco e la sonorità. Clickate sulle immagini per ascoltare i MIDI.

RITMI BASE CON TERZINE

Le terzine possono essere usate sia come ostinato, cioè come accompagnamento sul ride/charleston, sia come parte integrante del tempo, cioè suonando note terzinate come fill, oppure sul rullante, oppure con la cassa. In questo primo esempio vediamo come usare le terzine di ottavi sul charleston come accompagnamento in un tempo shuffle. Attenzione: se vogliamo che cassa e rullante siano suonati all'unisono con il charleston, dovremo mettere il simbolo di terzina anche alle loro note corrispondenti. Se non facessimo così, i colpi della terzina e gli altri colpi non sarebbero simultanei, e avremmo un effetto di poliritmia, che vedremo in dettaglio in una prossima sezione.
 

Questo secondo esempio è decisamente più "heavy" e fa un uso di doppia cassa in terzine, a cui poi aggiungere, sempre in terzine, l'accompagnamento sulla campana del ride. É un esempio molto stimolante, poichè incorpora anche terzine di sedicesimi, prima sul rullante (quarta battuta) e poi di doppia cassa (ultima battuta). Nella quarta, ottava e nona battuta la parte sul ride è un tipicissimo accompagnamento heavy metal: è stato usato e riusato dai tempi di Nicko McBrain degli Iron Maiden fino ai giorni nostri. La sesta battuta è interessante perchè la terzina é scomposta fra campana del ride e splash, che cade "in levare", cioè non inizia in corrispondenza del primo movimento, ma sul secondo ottavo della prima terzina. La parte del ride fra la sesta e settima battuta é la stessa: semplicemente nella settima scompare lo splash in levare. Studiate a fondo ognuna delle nove battute seguenti, quindi, poichè con ognuna di quelle potreste metterci su un intero pezzo!! Ah, se la doppia cassa nell'ultima battuta vi sembra molto veloce, non vi preoccupate, il fatto è che non ho potuto resistere dal farvi sentire quanto possa far "decollare" un pezzo una buona doppia cassa.


 

LE TERZINE -1

Prendi un metronomo e mettilo a velocità 100. Supponendo di suonare un normale quattro quarti, ogni colpo di metronomo corrisponde a un quarto, e quattro colpi fanno una battuta/misura. Prendi ora il rullante, con relativo supporto e bacchette, e suona un colpo di rullante ogni colpo di metronomo. Stai suonando anche tu dei quarti, quindi. Niente di nuovo. Suona ora due colpi ogni clic del metronomo. Ora siamo agli ottavi. Troppo facile? Allora prova a suonare tre colpi ogni clic del metronomo, facendo attenzione a suonare ognuna delle tre note con la stessa durata. Cosa stai suonando? Certamente non sono più ottavi, ma non sono neanche sedicesimi, perchè ne entrerebbero quattro in un clic di metronomo. Suona le suddivisioni di tre colpi prima con la destra, poi con la sinistra, e poi a mani alternate. Quella che stai imparando a fare è una semplice terzina di ottavi. Quando si dice in gergo "terzina", ci si riferisce in genere agli ottavi. Se non hai idea di cosa sia, bhe, l'obiettivo di questa sezione è proprio quello di spiegartelo: una volta che avrai compreso il rapporto fra le terzine e le normali note, avrai fatto un importante passo, che arricchirà moltissimo il tuo bagaglio di conoscenze, in quanto ti aprirà un nuovo mondo di fill, di tempi, un nuovo modo di vedere la musica.

Nel riquadro di sopra è evidente come si costruisce la terzina di ottavi: basta "prendere" lo spazio occupato dai due ottavi, "stringerli" e quindi aggiungervi un terzo ottavo. Dalla seconda immagine risulta invece chiaro il rapporto tra ottavi e sedicesimi (linee colorate), ed é chiaro come invece la seconda e la terza nota della terzina non siano in corrispondenza delle note dei gruppi binari (ottavi e sedicesimi).

ESERCIZI

Purtroppo non c'é un modo efficace per entrare subito in dimestichezza con questa nuova suddivisione, se non quello di effettuare continui passaggi tra terzine e gruppi normali "binari".

 

Usiamo ora terzine e gruppi binari nella stessa battuta.

 

Come risulta chiaro dal midi allegato (click sull'immagine...), tutte e tre le note delle terzine hanno la stessa durata, intermedia fra gli ottavi e i sedicesimi.

TERZINE DI SEDICESIMI E DI QUARTI

Il principio per le terzine di sedicesimi é lo stesso: prendere due sedicesimi, che "occupano" insieme un ottavo, aggiungervi una nota dello stesso valore, cioè un sedicesimo, e suonare il tutto in modo da far quadrare il gruppo con la nota in più. Il rapporto fra ottavi e sedicesimi é lo stesso di quello fra sedicesimi e trentaduesimi, e anche qui le note della terzina sono sfasate rispetto alle altre note dei gruppi regolari.
Stesso discorso vale per le terzine di quarti (dette anche terzine a due tempi, appunto perché una terzina occupa due movimenti). Non vorrei sembrare paranoico ma voglio insistere nel dire che una terzina, di qualunque tipo, occupa lo stesso spazio di due note (duina) dello stesso valore: una terzina di sedicesimi occupa due sedicesimi, cioé un ottavo, due terzine (sempre di sedicesimi) occupano quindi un quarto, come é chiaro in figura; una terzina di quarti occupa due quarti, cioé un mezzo.

I TEMPI DISPARI -1

Andate a rovistare tra i vinili di musica classica del nonno, e cercate qualche disco di Strauss. La maggior parte dei brani di questo compositore appartiene alla categoria dei valzer: se provate a portare il tempo con le mani mentre ne ascoltate uno, noterete di non essere di fronte alla tipica cadenza della musica trasmessa in radio. Gli accenti infatti si raggrupperanno a gruppo di tre, e non di quattro. Infatti il valzer é l'esempio tipico di un tempo in tre quarti: suonandolo sulla batteria verrebbe spontaneo suonare la cassa sul primo movimento (accento forte) e il rullante sugli altri due (entrambi deboli).Il tre quarti é solo uno di tanti tempi che si possono suonare, che non siano il banale quattro quarti! Se é vero infatti che quasi tutta la musica commerciale che si sente alla radio é in quattro quarti, questo é legato a motivi di orecchiabilità: é facile ricordare un motivetto in quattro quarti, fischiettarlo e quindi ritrovarsi a comprare il cd dopo qualche giorno! Immaginate gli Articolo 31 o Madonna, a fare un pezzo in sette ottavi... Tuttavia, se imparerete a suonare in modo fluido in vari tempi differenti, non ve ne pentirete: sarete in grado di suonare svariati generi e, anche all'interno dello stesso genere, sarete in grado (se il gruppo vi segue) di comporre musica che segue l'andamento che piace a voi. Attenzione ovviamente a non esagerare, perchè si rischierebbe di appesantire troppo i pezzi.
Va da se' che questa sezione del sito é utilissima per tutti quelli che suonano progressive, fusion o musica "aulica" in genere... Benvenuti nel mondo dei tempi strani!! :-)

ESERCIZI

Iniziamo appunto dal tre quarti: se per suonare il quattro quarti bisogna portare il conto dei movimenti da uno a quattro, ovviamente per il tre quarti si arriva a tre e si ricomincia... wow... se non ci fosse questo sito!!
3/4

Non fatevi trarre in inganno: la sesta battuta é uguale alla prima!! Se ci siete cascati, riguardatevi le lezioni precedenti, e ovviamente fatevi guidare dal midi. Potete praticare questo esercizio sul rullante, con il metronomo a velocità crescente. Successivamente suonatelo fra rullante e primo tom, una battuta a testa, così vi allenerete anche negli spostamenti. Inoltre, poiché va suonato a mani alternate, questo esercizio é utile perchè spesso le battute iniziano con la mano sinistra.


Passare dal tre al cinque quarti é altrettanto immediato: non toglieremo più una nota di un quarto, ma la aggiungeremo; dovremo quindi contare da uno a cinque e poi ricominciare. Solita storia. Di seguito, qualche battuta di esempio in cinque quarti, giusto delle idee per stimolare la vostra creatività. Vi fornisco direttamente delle parti da suonare su tutto il set, sperando che ormai il meccanismo vi sia chiaro. Nel midi allegato, all'inizio di ogni battuta c'é un fischio, per aiutarvi a leggere lo spartito mentre ascoltate il tutto. Nella penultima battuta c'é un ostinato in levare sul china, mentre l'ultima nota, come avrete capito, sta a significare che vengono suonati simultaneamente charleston aperto e china.
5/4

Infine, per quanto riguarda i tempi tipo sette quarti (tempo usatissimo da molti gruppi progressive), basta pensarli come la somma di un quattro quarti e un tre quarti, oppure prima un tre quarti e quindi un quattro quarti, a seconda di come ci risulta più comodo ma anche a seconda dell'andamento del pezzo, dei suoi accenti e simili. Per esempio, se su sette movimenti, il nostro cantante fa un acuto al quarto, sarà più facile pensare la parte come un tre quarti più un quattro quarti, che quindi inizia su un accento forte.
 


 I TEMPI DISPARI -2

SPEZZIAMO IL MOVIMENTO

No, non é un invito alla sedentarietà...
Il concetto base è questo: fino ad ora la nostra cellula minima di "quantizzazione" é stato il quarto.Tuttavia molto spesso si ottiene una soluzione migliore aggiungendo o togliendo un ottavo dalla battuta. Questo crea una strana mancanza di appoggio, come se qualcuno desse un colpetto al lettore CD facendo saltare la musica.
In questo caso, possiamo conteggiare sia i quarti che gli ottavi. Contare gli ottavi però, se il tempo non é lento, é abbastanza scomodo perché bisogna correre! Io preferisco contare i quarti: ovviamente l'ultimo movimento, appunto perché spezzato, dura la metà nel conteggio.


Le prossime battute sono in sette ottavi, e ci soffermeremo su ognuna per evidenziarne caratteristiche importanti, spesso già trovate nelle lezioni precedenti.


Questo primo esempio é abbastanza semplice: accompagnamento sul charleston in ottavi, niente di complesso, insomma giusto un'idea per farvi impratichire col tempo. Notate che, se togliete la sbarretta verticale che divide le due battute, otteniamo un sette quarti!

Quest'esempio é più complesso, a causa dell'accompagnamento, che in entrambe le battute presenta parti in trentaduesimi (la parte é già stata analizzata nella sezione fill...), e per via delle due sincopi, verso il centro, in corrispondenza dei punti di valore.


Ecco delle parti con accompagnamento in quarti: ovviamente in un tempo di 7/8 non entra un numero intero di quarti, ma ne entreranno solo 3, più un ottavo (é semplice aritmetica...). Questo crea l'andamento zoppicante di cui parlavo all'inizio, tipico dei tempi dispari.
Ascoltate il midi, noterete una pausa a metà: nella prima parte del midi sentirete suonare la prima e la seconda battuta, mentre nella seconda parte sentirete la prima e la terza battuta. In questa seconda parte noterete che l'accompagnamento non sarà più zoppicante, perchè nell'ultima battuta l'accompagnamento é in levare.


Ecco una parte davvero interessante, con una doppia cassa continua in sedicesimi, e accompagnamento costante fra le due battute, con charleston e china alternati (e quindi nella seconda battuta l'accompagnamento é invertito). Come prima, questa parte può essere vista come un sette quarti, se si ascolta solo la parte di batteria. Tuttavia, se suonata per accompagnare uno strumento che esegue una parte chiaramente in sette ottavi (per esempio un riff di chitarra), sarà molto bello l'effetto che si verrà a creare, cioé un chiaro andamento in levare nelle battute pari. Inutile dire che Portnoy é maestro per quanto riguarda queste cose!!


Proviamo ora a cimentarci con il nove ottavi. É ovvio che dovremo aggiungere un ottavo a un normale quattro quarti; si avrà ciò un tempo come il sette ottavi, ma con un quarto in più. Anche questo tempo é parecchio usato, soprattutto in ambito progressive (per i fan dei Dream Theater, basti pensare all'inizio di Voices!). Segue un dinamico esempio di 9/8. Notate come togliendo l'ultimo ottavo si ottiene un semplice 4/4, mentre, aggiungendone uno alla fine, si ottiene un 5/4.
 


 


Vediamo infine come comporre tutto quello che abbiamo studiato fino ad ora. Immaginiamo che venga il nostro bassista, con una bella parte di basso, un riff della durata di 15 ottavi. Possiamo pensare questi 15 ottavi come la somma di un tre quarti e di un nove ottavi, oppure il contrario, o magari un quattro quarti e un sette ottavi; tutto ciò dipende, come già detto, dagli accenti e dalla cadenza del pezzo. In questo caso, uno slap potrebbe essere un buon indicatore di come dividere le due parti: uno slap sulla nona nota, ci porterà senz'altro a dividere il pezzo in un quattro quarti, e un sette ottavi che inizia sullo slap. Vediamo quest'ultimo esempio.

 




I RUDIMENTI

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